Forse la più conosciuta
e celebrata tra le fortezze del Montefeltro, la rocca di San
Leo svetta, in posizione imprendibile, alla sommità di
una cuspide rocciosa che sovrasta l'abitato omonimo e domina
la valle del Marecchia. L'importante posizione politica e strategica
del centro, nell'ambito di un territorio di confine lungamente
frazionato e conteso, favorì la creazione di una piazzaforte
tra le più importanti d'Italia, spesso riconosciuta come
modello di inespugnabilità. I vantaggi del sito vennero
sfruttati fin dal Medioevo, ma le forme dell'attuale struttura
difensiva risalgono alla seconda metà del XV secolo,
quando Federico da Montefeltro realizzò una serie di
opere, forse solo in parte condizionate da precedenti interventi,
cui quasi certamente sovraintese Francesco di Giorgio Martini.
La fortezza si articola su due livelli. In sommità si
estende la compatta struttura di un mastio dalla forma allungata
che si protende verso levante con profilo acuminato, mentre
più in basso si trovano due torrioni collegati da una
cortina dal profilo spezzato che danno luogo a una composizione
di forme articolate e complesse, spesso in contrasto fra loro.
Gli elementi a scarpa, le cornici e i modiglioni di coronamento
sono elementi ricorrenti nel repertorio dell'architetto senese,
che forse qui fu impegnato in una delle sue più precoci
opere di fortificazione. La fama della rocca è anche
dovuta alla reclusione di Giuseppe Balsamo (il conte di Cagliostro)
che vi restò imprigionato per oltre quattro anni, fino
alla morte, avvenuta nel 1795. Gli spazi interni della rocca
sono oggi attrezzati per soddisfare esigenze espositive e museali.